Sudan: nuovo governo mentre Darfur e Sud Kordofan bruciano
di Antonella Napoli
Dopo la secessione del Sud Sudan e la mancata cancellazione dalla lista Usa degli Stati Canaglia, il presidente sudanese annuncia una "seconda repubblica" con un nuovo governo e tagli alla spesa.
Il 2011 doveva essere l’anno della svolta per il Sudan e invece tra recrudescenza del conflitto in Darfur, con il rapimento di peacekeepers e cooperanti (tra cui un volontario della ong italiana Emergency) impegnati nella missione umanitaria nella regione, e i nuovi fronti di guerra in altre aree del Paese, sembra proprio che il volto del regime non sia destinato a cambiare.
Compiacendo le richieste degli Usa di un corretto e tranquillo svolgimento del referendum per l’indipendenza del Sud, il governo guidato da Omar Hassan al Bashir era certo di aver ottenuto la rimozione dalla lista degli ‘stati canaglia’. Ma non è stato così. Non solo rimane ai primi posti della black-list statunitense del terrorismo, ma rischia nuove e gravi incriminazioni per le rappresaglie contro la popolazione del Sud Kordofan.
Eppure Bashir, sul cui capo già pende un mandato di cattura della Corte penale internazionale per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, continua ad annunciare l'avvio del nuovo corso dell'esecutivo e delle politiche di sicurezza del Paese.
A dare man forte alla propaganda del proprio leader l’intero National Congress Party, che ha mostrato per la prima volta disponibilità ad accogliere la proposta dell’opposizione di indire elezioni anticipate.
L'ultima tornata elettorale a livello nazionale, vinta dal partito di maggioranza, si era svolta nell'aprile 2010 ed era stata segnata dal boicottaggio dell'opposizione e dalle accuse di brogli, suffragate anche dagli osservatori Onu ed europei che avevano denunciato irregolarità nello svolgimento del voto.
Dopo la secessione del Sud Sudan, gli oppositori avevano chiesto l'azzeramento del governo e la costituzione di un'amministrazione provvisoria che avviasse l'iter per tornare alle urne. Bashir respinse categoricamente l'ipotesi ricordando che aveva ricevuto dal popolo un consenso pressoché plebiscitario.
Ora, però, a poco più di sei mesi da quell'annuncio, Nazar Mahgoub, segretario politico del NCP, ha corretto il tiro e ha ammesso che "un numero crescente di membri del partito sono pronti ad accettare un voto anticipato, nonostante la legittimità riconosciuta dal risultato elettorale".
Mahjoub ha anche parlato di colloqui in corso con alcuni esponenti dell'opposizione, in particolare con l'Umma Party (NUP), guidata dall'ex primo ministro Sadiq al-Mahdi, e il Democratic Unionist Party (DUP) di Mohamed Osman al-Mirghani.
Altri gruppi di minoranza, in primis il Popular Congress Party (PCP) del leader islamista Hassan Al-Turabi, restano scettici sulle intenzioni di Bashir e portano avanti una dura azione di contrasto al regime nonostante l'annunciata riduzione dei membri del governo e la riforma dell'apparato di sicurezza del Paese.
Il presidente sudanese ha delineato il profilo della sua 'seconda Repubblica' in un discorso al Parlamento a metà agosto, promettendo una politica incisiva di riforme e di sviluppo equilibrato. Ha anche anticipato di voler tagliare la spesa pubblica, cominciando con l'abbandonare il progetto della costruzione di nuovi grattacieli nella capitale. Tutto ciò per affrontare - come lui stesso ha precisato - "le incertezze economiche a seguito della secessione del Sud Sudan" che ha determinato la perdita del 75 per cento degli introiti della produzione petrolifera del meridione.
Al-Haj Adam Yousif, esponente di spicco del National congress party, ha inoltre rivelato che dai 33 membri dell'attuale governo si passerebbe a 15 ministri mentre la struttura dei servizi segreti verrebbe suddivisa in due rami, uno per la sicurezza interna e uno per quella esterna.
La spesa per il Niss è sempre stata una delle voci più rilevanti del bilancio di Khartoum. Si stima che i costi per la Difesa nel 2010 siano aumentati del 36,18%.
C'è grande attesa in tutta la regione per il futuro del Sudan ma i nodi non saranno sciolti prima delle celebrazioni di Eid Al-Fitr, festa che segue il mese sacro del Ramadan a fine agosto.
Sarà davvero settembre il mese del nuovo corso del Paese?
La svolta è nell'aria, bisogna solo attendere quali flussi seguirà.
No comments:
Post a Comment